sabato 22 aprile 2017

SEPARAZIONE E BAMBINI (parte 3). Come comportarsi?

Quando ci si separa sembra proprio che non ci si riesca più a capire. Mamma e papà litigano e i figli hanno comportamenti strani. Come fare ad uscirne? Come comportarsi con i bambini?

C'è un consiglio che vorrei darvi, come base di partenza da cui iniziare.
E' una sola regola: COMUNICARE.
Sembra molto semplice… ma non lo è affatto.

COMUNICARE LA DECISIONE DI SEPARARSI AI FIGLI
Comunicare significa essere capaci di spiegare al bambino la verità sulla separazione, con un linguaggio a lui comprensibile. Dire la verità non significa dire tutta la verità! Spesso mi capita di sentire bambini che sanno particolari per loro poco utili e che finiscono per “inquinare” la situazione . Quindi, consiglio di essere sinceri, ma anche di filtrare le informazioni da dare loro, fornendo loro quelle sufficienti per dare un significato a ciò che sta succedendo.
La comunicazione della separazione andrebbe fatta dai due genitori insieme, rimarcando che anche se non saranno più marito e moglie sotto lo stesso tetto, resteranno sempre genitori per il bambino. Se ciò non è possibile, resta importante comunicare precedentemente tra gli ex coniugi cosa dire, in modo da poter fornire la stessa versione e le stesse rassicurazioni da parte di entrambi.

COMUNICARE LE EMOZIONI 
Comunicare significa anche ascoltare il bambino e accogliere i suoi pensieri, le sue paure, la sua sofferenza. Se il genitore non è disponibile all’ascolto, il bambino per primo non si aprirà con lui. Al contrario se il genitore lo diventa, il bambino potrà imparare a esprimere più liberamente ciò che sente. Di fronte alle paure di "perdere l'amore del genitore", il bambino ha bisogno di essere rassicurato: quello che sta accadendo non è colpa sua! Non si deve sentire responsabile delle decisioni degli adulti. Solo così può sentirsi libero di esprimere la sua tristezza, senza sentirsi intrappolato.

TROVARE NUOVI MODI DI COMUNICAZIONE PACIFICA TRA I CONIUGI 
Comunicare non solo con il bambino, ma anche tra gli ex coniugi. A volte ciò è molto difficile… e purtroppo anche molto comune. In questi casi, uno psicologo specializzato nelle relazioni familiari può essere molto utile per trovare una mediazione.
NORMALIZZARE LE EMOZIONI
Ricordatevi un’ultima cosa, la più importante. 
Quando ci si trova in difficoltà c’è una cosa che ci accomuna tutti: la difficoltà stessa.
Essa allora può diventare un elemento di forza. In che modo?
Fare il genitore supereroe che sta “benissimo” non solo è poco realistico, ma anche poco utile. Al contrario, essere in grado di esprimere le proprie fragilità (pianto, rabbia…) al bambino è molto educativo in queste situazioni, perché lo aiuta a comprendere che è normale potersi sentire in quel modo. Allora gli si potrà dire “oggi sono proprio triste, non faccio che piangere… ma non per colpa tua. E’ la separazione che mi fa stare così. Però, non ti preoccupare, è una cosa mia, tra un po’ starò meglio. Ho solo bisogno di sfogarmi un po’.” In questo modo il bambino capirà che è lecito esprimere le proprie emozioni anche davanti agli altri, che queste non spaventano e poi passeranno.
Certamente, è comunque necessario che il genitore non si esponga in modo troppo intenso, se no il bambino si spaventerebbe e interiorizzerebbe l’idea di un genitore troppo fragile e spaventante.
Insomma la difficoltà sta sempre nel sapere contenere e regolare le emozioni.
A volte ci si riesce da soli, ma altre volte c’è proprio bisogno di un aiuto.
In quel caso potete chiamarci.
Cercheremo insieme di aiutarvi a ritrovare un nuovo equilibrio.
Per approfondimenti sul sito:


Dr Giovanna Olivero 
Psicologa Psicoterapeuta
Specialista età evolutiva
Tel. Synergia Centro Trauma:  3315049340 - 3356765376



sabato 15 aprile 2017

SEPARAZIONE E BAMBINI (parte 2). Le normali reazioni dei bambini all'evento traumatico della separazione.



Ogni bambino reagisce a modo suo alla notizia della separazione, ma si possono fare delle differenziazioni indicative in base all’età.
Fino ai 3 anni di vita, il bambino coglie soprattutto l’intensità emotiva delle cose che gli succedono, piuttosto che il contenuto in sé e per sé. Quando tali emozioni non sono adeguatamente elaborate, il bambino tende ad esprimere il suo disagio attraverso malesseri fisici, disturbi del sonno, incubi, inappetenza, regressioni comportamentali (perdita del controllo degli sfinteri, suzione del pollice, autoconsolazioni). L’aspetto più importante resta il mantenere una relazione di attaccamento stabile e sicura, almeno da parte di un genitore.
Tra i 3 e i 6 anni, non comprende ancora del tutto l’evento separativo e per questo motivo questa è l’età in cui più frequentemente ci sente responsabili per l’accaduto. Il disagio può essere manifestato anche attraverso comportamenti di ribellione e aggressività oppure al contrario con atteggiamenti molto assertivi e sempre ubbidienti. In questi casi il non reagire mai diventa un sintomo importante da cogliere per aiutare il bambino. A volte il bambino esprime la propria insicurezza e confusione mostrando comportamenti dipendenti, come il pianto facile, l’irritabilità accentuata, alterazione del sono e dell’alimentazione…).
Tra i 6 e i 10 anni, il bambino diventa più consapevole delle cause e conseguenze della separazione e ciò lo conduce spesso a schierarsi dalla parte di uno dei due genitori in conflitto. Possono comparire le bugie, come strategia per rivendicare la propria autonomia, ma anche i rifiuti, difficoltà scolastiche, solitudine e blocco delle reazioni con l’esterno. A volte può capitare che il bambino riversi su di sé la colpa per non demonizzare il genitore, manifestando anche comportamenti autolesivi. Possono comparire sintomi psicosomatici, come il mal di testa, dolori allo stomaco, stress.
In età adolescenziale, i cambiamenti familiari portano il figlio a non trovare più “funzioni adulte” che lo aiutino a gestire e regolare le sue emozioni. Per questo motivo, esse prendono il sopravvento. Può succedere che l’adolescente si trasformi in un giudice del proprio genitore, esprimendo forte ira e inquinando la relazione col genitore di tutta la conflittualità che l’adolescente vive dentro di sé. Al contrario può capitare che egli si senta investito di un eccessivo ruolo di mediazione o di responsabilità. Questo capita soprattutto nei fratelli maggiori o quando un genitore manifesta un comportamento troppo dipendente dal figlio.
Per ulteriori approfondimenti sul sito: separazione e bambini


Dr Giovanna Olivero 
Psicologa Psicoterapeuta
Specialista età evolutiva
Tel. Synergia Centro Trauma: 3315049340 - 3356765376


sabato 8 aprile 2017

SEPARAZIONE E BAMBINI. (parte 1)


La separazione è sempre un momento molto delicato, in cui ognuna delle persone coinvolte si ritrova investita da enormi cambiamenti, che modificano radicalmente il senso di sé e della famiglia.
Ci si sente confusi e arrabbiati, a volte iperattivi, altre volte anche aggressivi, o totalmente depressi e senza voglia di affrontare il mondo. Frustrazione e senso di colpa sono spesso presenti.
Quando poi ad essere coinvolti sono anche i bambini, spesso ci si sente inondati dalla paura che essi vengano “traumatizzati” dalla separazione di mamma e papà, oppure ci si ricorda di loro soltanto in un secondo momento... e allora le cose si complicano.


Inizierei col dire una verità di base che sembra scontata ma mai abbastanza: le persone sane che si trovano in situazioni difficili si sentono in difficoltà. 
Ciò significa che è normale che di fronte alla frammentazione familiare un bambino (come un adulto) abbia comportamenti “strani” o insoliti. Essi vanno intesi come l’espressione dei disagi che la situazione porta con sé. 
In linea generale essere capaci di esprimerli a qualcuno che sa ascoltarli fa parte di un percorso di elaborazione e ricostruzione di un nuovo senso e un nuovo equilibrio. Certo, nella pratica non è così semplice! A volte si è cosi coinvolti che ciò non è proprio possibile. E' necessaria allora la presenza di una persona esterna e neutrale che possa permettere al bambino di esternare i suoi vissuti in sicurezza, senza sentirsi "cattivo" nei confronti dell'uno o dell'altro genitore.

La cosa che complica fortemente il tutto sono indubbiamente i conflitti e le diatribe coniugali, che si protraggono spesso anche per molto tempo dopo la separazione. 
Dalla nostra esperienza clinica, emerge che il rischio di traumatizzazione per un bambino non è tanto legato alla separazione in sé di mamma e papà, quanto piuttosto all’esposizione a un prolungato conflitto genitoriale, dunque alla dose di conflittualità con cui si vive la separazione. Per questo motivo in molti casi è molto utile affiancare allo spazio per il bambino, un aiuto di mediazione tra i due ex coniugi, che aiuti a stemperare la tensione e a trovare un nuovo modo di comunicare per il bene del bambino.

Se ti trovi in una situazione simile, puoi chiamarci
Psicologhe specializzate nell'età evolutiva e nelle relazioni familiari ti potranno aiutare ad affrontare la situazione con maggiore serenità.
Tel: 3315049340 - 3356765376



Dr Giovanna Olivero
Psicologa Psicoterapeuta
Specialista Età Evolutiva




martedì 4 aprile 2017

FESTIVAL DELLA PSICOLOGIA: TORINO 7-9 APRILE.


Quest'anno terza edizione del festival della psicologia a Torino. 
Tema principale: le storie. Storie di vita, storie narrate, raccontate, scritte, vissute, ascoltate.
Tra i vari eventi in programma, vi segnaliamo:

  • la presentazione del nuovo libro di Luigi Cancrini "ascoltare i bambini - Psicoterapia delle infanzie negate", che esce il 6 aprile per Raffaello Cortina Editore. Cancrini propone qui cinque storie, raccontate dai bambini che le hanno vissute. Chi si prende cura oggi dei bambini maltrattati o infelici poco si preoccupa, abitualmente, di dare loro l’ascolto su cui sarebbe giusto basare il proprio intervento, e poco o nulla esiste in letteratura sul modo in cui il bambino riflette dentro di sé la complessità dolorosa delle situazioni in cui è costretto a crescere. Dalla lettura di questo testo emozionante emerge con chiarezza, anche per i non professionisti, la necessità di riconoscere il diritto alla psicoterapia per tutti i bambini che soffrono troppo. Evitando lo sviluppo di quelli che sarebbero, in mancanza di questo intervento, i gravi disturbi di personalità dell’adulto.






  • L'incontro con il regista Pupi Avati che,  in a proiezione della pellicola attesa dell’uscita della sua prossima pellicola “Il fulgore di Dony”, propone al pubblico la visione de “Il bambino cattivo”, realizzato per la Rai e trasmesso nel 2013. L’intervento di Pupi Avati sarà insieme con Luigi Cancrini, in un focus sulle infanzie negate.



martedì 28 marzo 2017

EMDR e disturbi dell'alimentazione. Il nuovo libro di Marina Balbo

EMDR e disturbi dell'alimentazione
Tra passato, presente e futuro

Marina Balbo   - Giunti editore



" Il trattamento dei disturbi del comportamento alimentare richiede un metodo psicoterapeutico che intervenga sulle esperienze traumatiche precoci, per consentirne l'elaborazione e la risoluzione adattiva ". Da questi presupposti nasce il nuovo libro di Marina Balbo, psicologa, psicoterapeuta, esperta in EMDR e da molti anni studiosa e ricercatrice nelle tematiche legate ai problemi con il cibo.

Per aiutare adulti e bambini con problematiche legate al cibo bisogna innanzi tutto tenere presente che qualunque approccio terapeutico deve contemplare il sostegno di un dietologo o di un nutrizionista, uno psicologo che dia dei consigli pratici e semplici su come approcciarsi al cibo e su come contrastare i problemi ad essi correlati. Infine però, ed è la cosa risolutiva, occorre aiutare il paziente ad andare alle origini del problema, a guardare indietro nella propria vita per comprendere quando il cibo ha iniziato a diventare un problema,e perchè. L'EMDR  può essere integrato nei programmi terapeutici per i disturbi alimentari aumentandone l'efficacia, qualunque sia l'orientamento teorico del terapeuta.

I casi clinici presentati nel libro di Marina Balbo evidenziano i risvolti pratico-operativi del metodo EMDR, utilizzabile su tre versanti: Passato (individuazione delle esperienze traumatiche), Presente (gestione del sintomo), Futuro (prevenzione delle ricadute).

Spesso i disturbi alimentari hanno all'origine esperienze traumatiche. La "dissociazione" conseguente al trauma più essere colta attraverso lo scarso livello di consapevolezza, tipico di questi pazienti, nel considerare il proprio corpo come parte di se stessi. Il corpo è nemico e questa è la ragione per cui voglio dissociarsi. Il corpo è "colpevole", e deve essere punito per ciò che a causa sua è accaduto nel passato.

In questi casi, che sono molto più frequenti di quanto si possa immaginare, occorre che lo psicoterapeuta sia capace di aiutare il paziente a fare delle correlazioni fra il trauma del passato ed i problemi alimentari del presente. L'EMDR può facilitare e velocizzare questo percorso.

Synergia Centro Trauma a Moncalieri (Torino) aiuta le persone che hanno subito dei traumi infantili a seguito dei quali è insorto un disturbo alimentare.

Cristina Roccia
psicologa, psicoterapeuta
Synergia Centro Trauma



lunedì 20 marzo 2017

parlare del terrorismo ai bambini





                                            Parlare del Terrorismo ai bambini e dell'ISIS

Gli atti terroristici e le azioni di guerra commesse dall'ISIS sono avvenimenti drammatici commessi dall'uomini, accadimenti che non si esauriscono in un singolo episodio. Questi avvenimenti minacciano profondamente le certezze dei bambini insinuando l'idea che il mondo può non essere più un posto sicuro. In questi ultimi anni in particolare la ferocia delle azioni terroristiche ha sconvolto le nostre certezze e messo in discussione la nostra idea di sicurezza. Anche una scuola, un parco, una discoteca o un parco giochi possono essere  bersagli di azioni terroristiche che provocano la morte di numerose persone.

Occorre quindi una riflessione su come proporre ai bambini una verità così difficile da metabolizzare e da spiegare.

Perchè un essere umano può uccidere persone innocenti con una tale ferocia ? E come possiamo sentirci nuovamente al sicuro ?

L'associazione EMDR Italia si è occupata dell'argomento nel numero 31 (marzo 2016) della rivista di psicoterapia EMDR. Questo perchè sempre più gli psicologi si trovano a dovere parlare con bambini e bambine che sono state traumatizzate dalle azioni terroristiche dell'ISIS, dalle immagini in TV, dalle reazioni dei genitori o dei coetanei.

Sarebbe utile :

1) controllare o ridurre la visione delle immagini dell'evento in TV, immagini accompagnate da ansia e angoscia da parte sia del giornalista che le propone che dei genitori che le guardano.

2) aiutare i bambini a chiedere ciò che vogliono sapere attorno a questo argomento.

3)  fare ordine fra le informazioni già in possesso dei bambini e ciò che loro desiderano conoscere. 

4) dire la verità in modo chiaro, in rapporto all'età e alla capacità di comprensione del bambino.

5) gli adulti devono mantenere la calma ed il controllo in quando “mediatori emotivi”; anche gli adulti possono infatti essere stati traumatizzati dalle immagini viste, e potrebbero parlare ai bambini in tono allarmato o angosciato, vanificando lo sforzo di tranquillizzarli.

6)  far sapere ai bambini che ci sono persone, come polizia e personale sanitario, che stanno lavorano per risolvere le conseguenze degli eventi e garantire la sicurezza.

7) riportare i bambini al qui ed ora, al momento attuale, e farli contattare la sensazione di sicurezza che hanno in quel momento. 

8) accogliere qualsiasi tipo di domanda, anche strana, senza sgridarli o deriderli, accogliendo le emozioni qualsiasi esse siano e senza cercare di cambiarle o ridurle al silenzio.



Può succedere che i bambini ed i ragazzi manifestino dei veri e propri sintomi da stress post traumatico, anche senza essere stati presenti direttamente all'evento. In tal caso è utile consultare uno specialista, in particolar modo uno psicologo che sappia usare l'EMDR. 

L'EMDR può anche essere utilizzato con un'intera classe, con un gruppo quindi, qualora la situazione lo richieda.  

domenica 5 marzo 2017

lettera di una donna in psicoterapia

Lettera di una donna che ha subito violenza sessuale nell'infanzia
e che sta svolgendo un lavoro di psicoterapia presso il centro Synergia Centro Trauma




Alla Dott.ssa Cristina Roccia,  alla sua persona ed al suo lavoro prezioso ed insostituibile.

Questo è un racconto, in cui tutto cambia, 
nulla preserva la sua ugualità,
tutto si modifica nel tutto, persino nell'orgoglio.
"Respirare perché si deve, 
correre per poi fermarsi a pensare che così forse
vita non è"

Ed eccomi lì, una mattina, ai bordi del letto con i piedi a dondolo, la mia casa distrutta, devastata, rovesciata.
I tetti scoperchiati, i muri bucati. Vedo i miei passi incerti, odiosamente barcollanti. Occhi che hanno voglia di piangere, gambe che hanno voglia di correre via, lontano. Scorgo nell'angolo della stanza una vecchia valigia di cuoio, faccio un balzo e senza esitare la riempio di vestiti, libri e musica: ho deciso di partire.
Cammino per giorni e mi accorgo che solo le cicale donano risate perse al noto silenzio del mio viaggio.
Solitudine, profonda solitudine. 
Rallento il mio cammino fino ad esaurire i miei passi. 
Mi fermo e come una scossa mi torna alla mente un vecchio racconto: 

"in una spedizione in Messico, alcuni archeologi, in ricerca di antiche vestigia di civiltà, avevano ingaggiato degli indigeni per portare le casse ed i loro attrezzi. Ad un certo momento i portatori si arrestarono e non ci fu più verso di farli camminare. Gli archeologi non riuscirono immediatamente a comprendere il motivo di tale sosta, finché uno dei portatori si fece portavoce dell'intero gruppo: "Ci siamo fermati per aspettare l'anima" afferma l'indigeno "Abbiamo camminato troppo in fretta e l'anima non è stata al nostro passo"

Stavo correndo troppo? Stavo correndo troppo in fretta?
"Sì" mi risposi.
Fu ancor più triste ammettere a me stessa che avevo abbandonato la piccola bambina in pigiama ai bordi di quel letto, dentro quella stanza piena di macerie, senza un tetto che la proteggesse dalle intemperie.

"Scappare via da me volevo
  ma mi ero persa, nel labirinto del nulla, 
senza conoscere la strada del ritorno"

Fu molto faticoso accettare questa realtà e ci vollero molti giorni di cammino, ma tornai indietro.

Il cuore di quella bambina straripava di dolore che aveva con infantile abilità nascosto nuovamente in ogni angolo buio della stanza, nella speranza di non vederlo. E fu in quel momento, quando la strinsi tra le mie braccia, la curai, la lavai e la presi per mano che capii il senso di tutto questo: affrontare la verità, ma ascoltando in ritmo di quella bambina.
Ho imparato con il tempo a camminare al suo fianco, senza strattonarla ma seguendo il suo passo. Ora, se avvicino l'orecchio al suo cuoricino sento il rantolo del dolore senza giustizia. Ma giustizia fu, quando diedi voce alta alla mia voce, dando respiro a infernali incubi e sofferenze.

"Così vedo me stessa ferma a guardare il mondo in movimento, ora vedo i colori, il bianco ed il  nero e vedo l'aereo che disegna nel cielo azzurro la linea bianca che piano piano svanisce nel nulla"

Questo è il racconto mai finito, dell'infinito amore che si può donare a se stessi e che auguro ad ogni persona che soffre di poter conoscere.
Queste sono le parole di una paziente della Dottoressa Roccia: essa vi porgerà una vera mano per riportare in vita l'energia che si è consumata per lottare soli contro qualcosa di orribile.

"Il fiume riprenderà il suo corso naturale ed allora non dovrete più essere l'argine di voi stessi"

Grazie di cuore alla Dott.ssa Cristina Roccia, alla delicatezza di alcuni versi di Silvana Raffone, a me stessa per avercela fatta.
Grazie a Chiara, Paola e Rossella costantemente nel mio cuore
Christine