lunedì 22 maggio 2017

VITA DI COPPIA: quando la coppia va in crisi.


Nel corso della vita tutte le coppie attraversano cambiamenti e difficoltà: quando i problemi vengono affrontati e risolti la coppia ne esce rafforzata e prosegue il suo percorso di crescita.

Talvolta però accade che i problemi vengano sottovalutati o accantonati poiché si è costretti ad occuparsi di problematiche che si presentano con maggiore urgenza e gravità. Quando questo accade ad un certo punto ci si accorge che i problemi iniziali sono diventati sempre più grandi e profondi, tanto da intaccare molteplici aspetti della vita.


Può essersi creata una distanza emotiva che impedisce la comunicazione o al contrario esserci un'emotività così intensa da portare a frequenti discussioni e scoppi di rabbia. 
Possono esserci problemi che riguardano l'educazione il rapporto con i figli o la gestione del tempo e delle attività quotidiane. 
I problemi possono aver intaccato la possibilità di ascolto e di comprensione reciproca.
Molto spesso tutto questo si riflette anche sulla sfera della sessualità.

Nei momenti di maggiore difficoltà può accadere di sentirsi arrabbiati e delusi perché non ci sente amati come si vorrebbe. Talvolta la reazione a queste intense emozioni possono essere molto spiacevoli: può accadere di attaccare l’altro, di criticarlo, insultarlo o umiliarlo. Il problema non sta nell’arrabbiarsi, nel discutere o nelle critiche relative a comportamenti specifici, il problema inizia quando le critiche riguardano la personalità e l’essenza dell’altro, quando si critica il partner per quello che è, e non per quello che fa.

Un’altra reazione può essere chiudersi in sé e interrompere la comunicazione con l’altro, si può pensare che ignorare il partner possa essere un modo per ridurre il conflitto, in realtà l’esclusione fa sentire l’altro non visto facendolo sentire di non valere, non degno d’amore.

In ogni caso in un clima di alta conflittualità, sia essa manifesta o celata, facilmente ciascuno cerca di difendersi e di giustificare il proprio comportamento e molto raramente si riesce a sortire l’effetto desiderato, cioè di far cambiare idea all’altro. Quello che avviene in realtà che i partner si sentano sempre più lontani e ciascuno si sentirà sempre più incompreso e solo.

Se ti sta capitando si sentirti così o di vivere una situazione come questa, chiamaci.
Una psicoterapeuta specializzata ti - vi potrà aiutare a trovare una soluzione.

Dr Sara Filippi
Psicologa Psicoterapeuta


sabato 6 maggio 2017

VITA DI COPPIA: La costruzione della vita a due.


La costruzione della vita di coppia si può delineare in tre principali momenti.

Il primo momento nella formazione della coppia è la scelta del partner: questa scelta è inevitabilmente legata alla storia individuale e familiare di ognuno. La coppia nasce e si origina da bisogni di attaccamento, di completamento e di protezione. Ogni coppia è tuttavia unica e diversa dalle altre: ciascuna porta con sé la propria storia, il proprio ideale di amore e i propri modi di viverlo e manifestarlo.

Il secondo momento fondamentale nella costruzione della coppia è l’innamoramento, in cui la sessualità ha un ruolo sostanziale poiché facilità il sentimento di completa unione con il partner. In questa fase ciascun partner propone l’immagine ideale di sé: “ci innamoriamo sempre dell’immagine che l’altro ci rimanda di noi, e dell’immagine che a lui rimandiamo. Da questo incroci e scambio reciproco di immagini scaturisce quella che chiamiamo relazione” (Cancrini, Harrison, 1991)


Il terzo momento nella formazione della coppia è rappresentato dalla convivenza, che cambia la natura del rapporto, si passa dall’innamoramento all’amore, si passa cioè all’accettazione dell’altro per quello che è, con i suoi pregi e i suoi difetti (Malagoli Togliatti, 2002). In questa fase la coppia di trova a dover affrontare una serie di compiti evolutivi importanti e non semplici.

Dr Sara Filippi 
Psicologa Psicoterapeuta 

sabato 29 aprile 2017

IL TRAUMA DI CHI CURA: LA TRAUMATIZZAZIONE VICARIA

Quando si pensa al trauma, ci si riferisce tendenzialmente a chi ha direttamente vissuto l'evento. In realtà essi rappresentano soltanto una fetta della torta, poiché ad essi va aggiunto anche il personale che soccorre e le professioni sociali che in modi diversi si prendono cura della sofferenza altrui.


Secondo la classificazione proposta da Taylor e Frazer che suddivide le vittime di incidenti critici per livelli a seconda del grado di prossimità e coinvolgimento all’evento, il personale di Soccorso e le Forze dell’ordine sono classificate come vittime di terzo livello. 
Questi operatori si trovano spesso a lavorare in contesti molto difficili, cercando di fornire un aiuto efficace a persone che si trovano in condizione di pericolo. Nonostante essi tendenzialmente sviluppino col tempo una soglia di tolleranza agli eventi traumatici piuttosto alta, può capitare che anch’essi vadano incontro a disturbi psicopatologici.
Si tratta della cosiddetta "traumatizzazione vicaria o secondaria": l’operatore si ritrova a vivere egli stesso un’esperienza traumatica, non per esposizione diretta, ma per il contatto con la persona traumatizzata. In altre parole essi possono ritrovarsi a “vivere” il trauma di un’altra persona in qualità di soccorritori, parenti, o amici della vittima stessa.

In questi casi è fondamentale non attendere che i sintomi svaniscano, perché nel tempo essi potrebbero persistere intralciando le normali capacità lavorative.

Se vi trovate in questa situazione, sappiate che prendere in mano il problema è la cosa più utile da fare: chiamate uno specialista che vi aiuti ad elaborare la brutta esperienza.

Synergia Centro Trauma è specializzato nella diagnosi e cura al trauma psichico.
Qui potrai trovare Psicoterapeuti abilitati alla terapia EMDR.

CHIAMA:  3315049340  -  3356765376 

sabato 22 aprile 2017

SEPARAZIONE E BAMBINI (parte 3). Come comportarsi?

Quando ci si separa sembra proprio che non ci si riesca più a capire. Mamma e papà litigano e i figli hanno comportamenti strani. Come fare ad uscirne? Come comportarsi con i bambini?

C'è un consiglio che vorrei darvi, come base di partenza da cui iniziare.
E' una sola regola: COMUNICARE.
Sembra molto semplice… ma non lo è affatto.

COMUNICARE LA DECISIONE DI SEPARARSI AI FIGLI
Comunicare significa essere capaci di spiegare al bambino la verità sulla separazione, con un linguaggio a lui comprensibile. Dire la verità non significa dire tutta la verità! Spesso mi capita di sentire bambini che sanno particolari per loro poco utili e che finiscono per “inquinare” la situazione . Quindi, consiglio di essere sinceri, ma anche di filtrare le informazioni da dare loro, fornendo loro quelle sufficienti per dare un significato a ciò che sta succedendo.
La comunicazione della separazione andrebbe fatta dai due genitori insieme, rimarcando che anche se non saranno più marito e moglie sotto lo stesso tetto, resteranno sempre genitori per il bambino. Se ciò non è possibile, resta importante comunicare precedentemente tra gli ex coniugi cosa dire, in modo da poter fornire la stessa versione e le stesse rassicurazioni da parte di entrambi.

COMUNICARE LE EMOZIONI 
Comunicare significa anche ascoltare il bambino e accogliere i suoi pensieri, le sue paure, la sua sofferenza. Se il genitore non è disponibile all’ascolto, il bambino per primo non si aprirà con lui. Al contrario se il genitore lo diventa, il bambino potrà imparare a esprimere più liberamente ciò che sente. Di fronte alle paure di "perdere l'amore del genitore", il bambino ha bisogno di essere rassicurato: quello che sta accadendo non è colpa sua! Non si deve sentire responsabile delle decisioni degli adulti. Solo così può sentirsi libero di esprimere la sua tristezza, senza sentirsi intrappolato.

TROVARE NUOVI MODI DI COMUNICAZIONE PACIFICA TRA I CONIUGI 
Comunicare non solo con il bambino, ma anche tra gli ex coniugi. A volte ciò è molto difficile… e purtroppo anche molto comune. In questi casi, uno psicologo specializzato nelle relazioni familiari può essere molto utile per trovare una mediazione.
NORMALIZZARE LE EMOZIONI
Ricordatevi un’ultima cosa, la più importante. 
Quando ci si trova in difficoltà c’è una cosa che ci accomuna tutti: la difficoltà stessa.
Essa allora può diventare un elemento di forza. In che modo?
Fare il genitore supereroe che sta “benissimo” non solo è poco realistico, ma anche poco utile. Al contrario, essere in grado di esprimere le proprie fragilità (pianto, rabbia…) al bambino è molto educativo in queste situazioni, perché lo aiuta a comprendere che è normale potersi sentire in quel modo. Allora gli si potrà dire “oggi sono proprio triste, non faccio che piangere… ma non per colpa tua. E’ la separazione che mi fa stare così. Però, non ti preoccupare, è una cosa mia, tra un po’ starò meglio. Ho solo bisogno di sfogarmi un po’.” In questo modo il bambino capirà che è lecito esprimere le proprie emozioni anche davanti agli altri, che queste non spaventano e poi passeranno.
Certamente, è comunque necessario che il genitore non si esponga in modo troppo intenso, se no il bambino si spaventerebbe e interiorizzerebbe l’idea di un genitore troppo fragile e spaventante.
Insomma la difficoltà sta sempre nel sapere contenere e regolare le emozioni.
A volte ci si riesce da soli, ma altre volte c’è proprio bisogno di un aiuto.
In quel caso potete chiamarci.
Cercheremo insieme di aiutarvi a ritrovare un nuovo equilibrio.
Per approfondimenti sul sito:


Dr Giovanna Olivero 
Psicologa Psicoterapeuta
Specialista età evolutiva
Tel. Synergia Centro Trauma:  3315049340 - 3356765376



sabato 15 aprile 2017

SEPARAZIONE E BAMBINI (parte 2). Le normali reazioni dei bambini all'evento traumatico della separazione.



Ogni bambino reagisce a modo suo alla notizia della separazione, ma si possono fare delle differenziazioni indicative in base all’età.
Fino ai 3 anni di vita, il bambino coglie soprattutto l’intensità emotiva delle cose che gli succedono, piuttosto che il contenuto in sé e per sé. Quando tali emozioni non sono adeguatamente elaborate, il bambino tende ad esprimere il suo disagio attraverso malesseri fisici, disturbi del sonno, incubi, inappetenza, regressioni comportamentali (perdita del controllo degli sfinteri, suzione del pollice, autoconsolazioni). L’aspetto più importante resta il mantenere una relazione di attaccamento stabile e sicura, almeno da parte di un genitore.
Tra i 3 e i 6 anni, non comprende ancora del tutto l’evento separativo e per questo motivo questa è l’età in cui più frequentemente ci sente responsabili per l’accaduto. Il disagio può essere manifestato anche attraverso comportamenti di ribellione e aggressività oppure al contrario con atteggiamenti molto assertivi e sempre ubbidienti. In questi casi il non reagire mai diventa un sintomo importante da cogliere per aiutare il bambino. A volte il bambino esprime la propria insicurezza e confusione mostrando comportamenti dipendenti, come il pianto facile, l’irritabilità accentuata, alterazione del sono e dell’alimentazione…).
Tra i 6 e i 10 anni, il bambino diventa più consapevole delle cause e conseguenze della separazione e ciò lo conduce spesso a schierarsi dalla parte di uno dei due genitori in conflitto. Possono comparire le bugie, come strategia per rivendicare la propria autonomia, ma anche i rifiuti, difficoltà scolastiche, solitudine e blocco delle reazioni con l’esterno. A volte può capitare che il bambino riversi su di sé la colpa per non demonizzare il genitore, manifestando anche comportamenti autolesivi. Possono comparire sintomi psicosomatici, come il mal di testa, dolori allo stomaco, stress.
In età adolescenziale, i cambiamenti familiari portano il figlio a non trovare più “funzioni adulte” che lo aiutino a gestire e regolare le sue emozioni. Per questo motivo, esse prendono il sopravvento. Può succedere che l’adolescente si trasformi in un giudice del proprio genitore, esprimendo forte ira e inquinando la relazione col genitore di tutta la conflittualità che l’adolescente vive dentro di sé. Al contrario può capitare che egli si senta investito di un eccessivo ruolo di mediazione o di responsabilità. Questo capita soprattutto nei fratelli maggiori o quando un genitore manifesta un comportamento troppo dipendente dal figlio.
Per ulteriori approfondimenti sul sito: separazione e bambini


Dr Giovanna Olivero 
Psicologa Psicoterapeuta
Specialista età evolutiva
Tel. Synergia Centro Trauma: 3315049340 - 3356765376


sabato 8 aprile 2017

SEPARAZIONE E BAMBINI. (parte 1)


La separazione è sempre un momento molto delicato, in cui ognuna delle persone coinvolte si ritrova investita da enormi cambiamenti, che modificano radicalmente il senso di sé e della famiglia.
Ci si sente confusi e arrabbiati, a volte iperattivi, altre volte anche aggressivi, o totalmente depressi e senza voglia di affrontare il mondo. Frustrazione e senso di colpa sono spesso presenti.
Quando poi ad essere coinvolti sono anche i bambini, spesso ci si sente inondati dalla paura che essi vengano “traumatizzati” dalla separazione di mamma e papà, oppure ci si ricorda di loro soltanto in un secondo momento... e allora le cose si complicano.


Inizierei col dire una verità di base che sembra scontata ma mai abbastanza: le persone sane che si trovano in situazioni difficili si sentono in difficoltà. 
Ciò significa che è normale che di fronte alla frammentazione familiare un bambino (come un adulto) abbia comportamenti “strani” o insoliti. Essi vanno intesi come l’espressione dei disagi che la situazione porta con sé. 
In linea generale essere capaci di esprimerli a qualcuno che sa ascoltarli fa parte di un percorso di elaborazione e ricostruzione di un nuovo senso e un nuovo equilibrio. Certo, nella pratica non è così semplice! A volte si è cosi coinvolti che ciò non è proprio possibile. E' necessaria allora la presenza di una persona esterna e neutrale che possa permettere al bambino di esternare i suoi vissuti in sicurezza, senza sentirsi "cattivo" nei confronti dell'uno o dell'altro genitore.

La cosa che complica fortemente il tutto sono indubbiamente i conflitti e le diatribe coniugali, che si protraggono spesso anche per molto tempo dopo la separazione. 
Dalla nostra esperienza clinica, emerge che il rischio di traumatizzazione per un bambino non è tanto legato alla separazione in sé di mamma e papà, quanto piuttosto all’esposizione a un prolungato conflitto genitoriale, dunque alla dose di conflittualità con cui si vive la separazione. Per questo motivo in molti casi è molto utile affiancare allo spazio per il bambino, un aiuto di mediazione tra i due ex coniugi, che aiuti a stemperare la tensione e a trovare un nuovo modo di comunicare per il bene del bambino.

Se ti trovi in una situazione simile, puoi chiamarci
Psicologhe specializzate nell'età evolutiva e nelle relazioni familiari ti potranno aiutare ad affrontare la situazione con maggiore serenità.
Tel: 3315049340 - 3356765376



Dr Giovanna Olivero
Psicologa Psicoterapeuta
Specialista Età Evolutiva




martedì 4 aprile 2017

FESTIVAL DELLA PSICOLOGIA: TORINO 7-9 APRILE.


Quest'anno terza edizione del festival della psicologia a Torino. 
Tema principale: le storie. Storie di vita, storie narrate, raccontate, scritte, vissute, ascoltate.
Tra i vari eventi in programma, vi segnaliamo:

  • la presentazione del nuovo libro di Luigi Cancrini "ascoltare i bambini - Psicoterapia delle infanzie negate", che esce il 6 aprile per Raffaello Cortina Editore. Cancrini propone qui cinque storie, raccontate dai bambini che le hanno vissute. Chi si prende cura oggi dei bambini maltrattati o infelici poco si preoccupa, abitualmente, di dare loro l’ascolto su cui sarebbe giusto basare il proprio intervento, e poco o nulla esiste in letteratura sul modo in cui il bambino riflette dentro di sé la complessità dolorosa delle situazioni in cui è costretto a crescere. Dalla lettura di questo testo emozionante emerge con chiarezza, anche per i non professionisti, la necessità di riconoscere il diritto alla psicoterapia per tutti i bambini che soffrono troppo. Evitando lo sviluppo di quelli che sarebbero, in mancanza di questo intervento, i gravi disturbi di personalità dell’adulto.






  • L'incontro con il regista Pupi Avati che,  in a proiezione della pellicola attesa dell’uscita della sua prossima pellicola “Il fulgore di Dony”, propone al pubblico la visione de “Il bambino cattivo”, realizzato per la Rai e trasmesso nel 2013. L’intervento di Pupi Avati sarà insieme con Luigi Cancrini, in un focus sulle infanzie negate.